Reggio – Sassari, la sfida più suggestiva

Benvenuti ai play off. Ma come? Ancora Reggio – Sassari? Ebbene sì, come da copione del miglior dramma Shakespeariano si riparte da gara 7. 316 giorni dalla serata delle lacrime biancorosse ci ritroviamo ancora lì. Il destino beffardo ci ripresenta una sfida affascinante dai mille colori e dai mille sapori che stuzzica tutta l’Italia del basket. E’ solo un quarto di finale ma è la rivincita di una delle finali più avvincenti del basket tricolore che ha tenuto col fiato sospeso mezza penisola. Sono cambiati gli attori, ma non il significato della sfida, e questo lo si è già capito negli intrecci stagionali in cui le contendenti si sono affrontate. Un sapore diverso, stimoli diversi che solo questo suggestivo incrocio sa offrire. I Campioni d’Italia alla vista della Reggiana diventano un toro che annusa il mantello rosso e i sardi sono oramai battezzati dal popolo biancorosso come la “bestia nera”. Un tabù da sfatare. Insomma, dopo una cavalcata lunga un anno, il pensiero riparte da lì, dalla crudele notte del Bigi che incoronò il Banco col primo storico scudetto cucito sul petto.

Da allora in realtà di basket se ne è giocato, eccome. E le due rivali hanno avuto un cammino sensibilmente differente. La Grissin Bon si è assestata nel suo percorso di crescita. Si è presa innanzitutto una prima, se vogliamo parziale, rivincita al pronti via ed ha alzato al cielo la Supercoppa italiana sotto la Mole. Ma forse quello era un debito del destino. Ha poi proseguito con un torneo di alto livello mantenendosi con costanza ai piani alti. Come mai aveva fatto prima e contendendo fino all’ultimo il platonico primo posto a Milano, dopo essere stata regina d’inverno per la prima volta. Reggio ha chiuso seconda. Risultato comunque storico per la provincia emiliana. Nel frammezzo ci mettiamo una buona Eurocup ed un flop in Coppa Italia, dove però c’è l’attenuante dell’ecatombe degli infortuni. Il gioco emiliano ha vissuto di alti e bassi. Grande talento, emotività senza però mai trovare con continuità la perfetta quadratura del cerchio e la giusta chimica. Bollettino tutto sommato positivo dunque dove però l’ago della bilancia per tirare la riga finale sarà come al solito la crudele roulette dei play off.

Dall’altra parte la Dinamo ha vissuto un’annata difficile dopo la sbornia tricolore. Complicata da gestire dopo il saluto delle stelle, Logan escluso, che ha tuttavia vissuto una stagione di up & down. Tranne ovviamente nelle serate contro Reggio, dove vede il canestro come una vasca da bagno. Si è aggiunta anche la dolorosa separazione da Meo Sacchetti, grande condottiero, che non ritrovava nel roster costruito in estate l’espressione del suo basket. Seconda esperienza in Eurolega al palo. Eurocup al minimo sindacale. Uscita senza passare dal via alle final8 e campionato ai margini della lotta play off. Girandola di giocatori e di coach. Stagione da dimenticare insomma, con un minimo di quadratura trovata solo nell’ultimo mese. Ma c’è ancora quello scudetto sul petto e per scucirglielo ci sarà da sudare.

Ci si ritrova dunque sulle tavole del Bigi, dove il clima sarà già da elmetto in gara 1. La truppa di Menetti ci arriva dopo un mese di riflessione. In cui ha forse ricaricato le pile per lo sprint finale. In cui sembra però avere perso un po’ lo smalto e le certezze costruite in primavera fino alla notte del Forum. C’è poi il piccolo grande terremoto dell’innesto dell’ultimo arrivato in cabina di regia. Scelta coraggiosa e potenzialmente esplosiva, in ambo i sensi, a poche ore dall’inizio del grande ballo. Scelta tuttavia necessaria se si vuole arrivare fino in fondo. Ci sarà la gestione del turnover degli stranieri con lo staff tecnico che avrà un ulteriore grattacapo nel decidere chi si dovrà accomodare in tribuna ogni sera, ma che potrà forse permettere di centellinare qualche energia se il cammino sarà lungo. Come tutti speriamo. Tanti ingredienti, insomma, per un cocktail tutto da servire. La Dinamo approda invece alla volata finale dopo una primavera in crescita, che ha riacceso i sogni dell’isola di imitare la cavalcata trionfale forse quando nessuno più ci sperava. Tabellone in cui partirà con l’handicap del fattore campo, ma anche l’anno scorso è partita dalle retrovie e sappiamo come è finita. In Aprile ha saputo trovare qualche certezza e l’antipasto andato in scena in via Guasco solo venti giorni fà ha già mandato importanti messaggi.

Il ritmo che Sassari sarà in grado di imprimere al match. La difesa che Reggio saprà esprimere con una museruola da mettere a Logan. Il fattore lunghi dei biancorossi con Lavrinovic che fatica a ritrovare il ritmo partita. Una Grissin Bon che ha tutte le carte in regola e forse deve avere paura solo di stessa per scacciare i fantasmi biancoblu. Un’attitudine mentale ad entrare subito nella serie che Menetti non dovrebbe faticare a trovare fra i suoi ragazzi visto i mille stimoli che offre la contesa. Il fattore campo, non da ultimo, che potrà essere decisivo perché vincere in Sardegna per la Reggiana sarà impresa ardua. Sarà dunque fondamentale partire senza indugi. Queste alcune delle chiavi che indirizzeranno l’esito finale.

Tutto è apparecchiato per la grande sfida. O meglio, per la grande rivincita. Non sarà gara 8. Ma si riparte da gara 8. Chi ci guadagna è sicuramente il basket. Si alza il sipario. Buon play off a tutti!

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