Dirk Nowitzki, il miglior giocatore europeo della storia NBA?

Di Claudio Limardi Comunication Manager EA7 Milano

In estate Dirk Nowitzki ha firmato un nuovo biennale con i Dallas Mavericks per 50 milioni di dollari. Nowitzki ha 38 anni e gioca nella NBA dal 1998/99, anno del lockout che ridusse la stagione a 50 partite. Pau Gasol ha firmato un biennale con San Antonio. Ha vinto due titoli con i Lakers ma proverà a vincerne un altro agli Spurs prendendo il posto di Tim Duncan. E giocando con Tony Parker da playmaker. Quanto a Nowitzki la prima parte della carriera l’ha spesa accanto a Steve Nash, un canadese. Finora ho parlato solo di giocatori non americani. Sono loro i migliori giocatori NBA non americani della storia?

Dirk uomo franchigia dei Dallas Mavs
Dirk uomo franchigia dei Dallas Mavs

Per rispondere a questa domanda occorre definire il concetto di giocatore non americano. Non c’è dubbio che rientrino in questa categoria Nowitzki e Gasol ma cosa dire di Tony Parker? O Steve Nash? Se consideriamo americani i puri prodotti del sistema statunitense – giocatori nati negli USA che hanno imparato nei playground, hanno giocato i Tornei AAU, frequentato le high school e generalmente un college – persino Kobe Bryant potrebbe non essere del tutto americano. Ma nessuno si sogna di non considerarlo tale.

Ma il caso di Tony Parker non è tanto differente. Il padre è di Chicago, lui ha conosciuto anche se part-time i playground americani però ha imparato seriamente a giocare in Francia. Parker può essere considerato americano ma anche francese pur essendo nato in Belgio da madre olandese. Steve Nash è canadese. Impossibile definirlo americano ma i canadesi migliori imparano a giocare negli Stati Uniti. Lui a Santa Clara. Ma il discorso vale per tutti i canadesi che stanno emergendo vedi Andrew Wiggins (Kansas, e il padre è americano: Mitchell Wiggins playmaker dei Rockets che persero la Finale NBA del 1986 contro i Celtics). È difficile considerare non americano anche Ben Simmons, che come Parker è figlio di un giocatore americano che si è trasferito in Australia. Simmons è entrato nella NBA via Louisiana State. Ci sono tanti casi borderline o discutibili.
Tim Duncan è nato nelle Isole Vergini. Patrick Ewing in Giamaica. Dikembe Mutombo nel Congo. Hakeem Olajuwon in Nigeria. Duncan e Olajuwon hanno cominciato nel loro paese ma sono diventati giocatori negli Stati Uniti. Cestisticamente per me sono tutti americani, come Rik Smits olandese cresciuto in America o Detlef Schrempf, tedesco come Nowitzki ma decisamente di scuola e carriera americane. Ma la materia è complicata. Questo invece alla fine è un gioco. E io considero Dirk Nowitzki è il miglior non americano mai visto nella NBA.
Ci sono altre candidature credibili. Vlade Divac è stato il primo a sfondare e giocare in squadre di vertice: Lakers e in un secondo tempo Sacramento. Ma ha giocato un solo All-Star Game in carriera. Drazen Petrovic è stato il primo a venire incluso nei quintetti ideali di fine stagione. Fu terzo quintetto All-NBA nel 1993 poco prima di morire. La sua carriera è stata purtroppo incompleta oltre che figlia di un’altra epoca. Arvydas Sabonis sarebbe stato forse la prima star conclamata se fosse arrivato prima dei 30 anni e soprattutto prima di infortunarsi in modo catastrofico trasformandosi da centro tecnico e atletico in un centro solo tecnico. Toni Kukoc è stato il primo ad arrivare in America già da star. Ha vinto più di tutti. Tre titoli a Chicago. Ed è stato anche il primo a vincere un trofeo individuale, quello di miglior sesto uomo. Peja Stojakovic è stato il miglior tiratore europeo visto nella NBA con Petrovic. Marc Gasol è stato l’unico europeo a vincere il premio di difensore dell’anno, una svolta epocale perché in origine gli europei erano sempre stati considerati difensori pigri, poco competitivi. Manu Ginobili è stato il più “cool”. Ha vinto più di tutti, quattro titoli, è stato sesto uomo dell’anno come Kukoc e ha giocato due All-Star Game. Pau Gasol infine: rookie dell’anno, due titoli NBA, due volte secondo quintetto All-NBA e due volte terzo quintetto.

Si potrebbe parlare anche di Yao Ming. È stato scelto al numero 1 e ha giocato otto All-Star Game. Fin qui incidono popolarità, origini e potenziale. Ma Yao è stato molto più di un fenomeno sociale. Due volte è stato secondo quintetto All-NBA e tre volte terzo quintetto in un-epoca dominata dal miglior Shaquille O’Neal, un avversario impossibile. Ma Dirk Nowitzki è stato un’altra cosa.
Il fatto stesso che abbia speso tutta la carriera in una sola squadra gli conferisce uno status iconico. Non c’era mai stato un europeo che potesse essere considerato il giocatore più popolare e forte nella storia di una franchigia. Nowitzki è stato l’unico europeo a vincere il titolo di MVP ed è stato l’unico MVP di una Finale vincendo ovviamente il titolo. Quattro volte è stato primo quintetto All-NBA. Cinque volte secondo quintetto e due volte terzo quintetto. Ha giocato 13 All-Star Game.
Nowitzki viene da Wurzburg. È nato quando ancora esisteva la Germania Est. Fu scelto al primo giro dai Mavs ed era indeciso se andare direttamente in America o trascorrere un po’ di tempo in Europa. Lo voleva Ettore Messina alla Virtus Bologna quand’era un club al top in Europa. Decise di rischiare e andare. Inizialmente fu un problema, in breve diventò una star. Un lavoratore incredibile, con un tiro devastante, due dimensioni, una continuità di rendimento irreale. Una volta è stato nominato MVP, due volte è finito terzo in classifica, un titolo l’ha perso (nel 2005 quando Dallas era più forte di Miami) e uno l’ha recuperato (nel 2011 quando Miami era più forte di Dallas). Alla fine del nuovo contratto avrà guadagnato 270 milioni di dollari in carriera. Il proprietario dei Mavs, Mark Cuban ha detto: “Il futuro di Dirk lo decide Dirk, se l’è meritato. Se decidesse di allenare dovrei chiedere a Rick Carlisle di farsi un po’ più in là, qualunque cosa Dirk voglia lo accontenteremo”.

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